September122014

abbandoni

L’università non faceva per me. L’ho capito il primo giorno in cui ho messo piede alla facoltà di scienze della comunicazione, sulla Salaria. Quell’antico monastero mi ha accolto con la sua facciata tutta rilievi e finestre cattive e mi ha reso palese in un attimo che quello non era il mio posto.  Intanto, non avrei potuto reggere il clima competitivo che respiravo già ai primi giorni di lezione. Tra le mie compagne era tutto un ciarlare di quando avrebbero fatto le giornaliste in rai, o meglio le addette stampa di Griffe come Gucci, o perché no, sarebbero state a capo della comunicazione della Procter & Gamble. Qualche esame di economia qui, qualche “teoria e tecnica dei nuovi media”  lì, un po’ di psicologia, un pizzico di sociologia ed il gioco è fatto! Gli inetti di domani, pensavo. E forse invidiavo già la loro ambizione, la loro fiducia in un futuro possibile.

Erano gli anni in cui la facoltà pullulava di VIP. Potevi seguire il corso di storia della televisione tenuto da Maurizio Costanzo con il suo codazzo di starlette e nani da circo, i quali, varcato l’antico portone, diventavano per magia “assistenti”. La Freddi non portava più succinte gonnine ricoperte di paillettes  ma seri jeans a sigaretta e maglioni a collo alto. Claudio Lippi non conduceva il gioco del “se fossi”, ma distribuiva dispense e fotocopie.

Oppure, potevi finire a fare l’esame con Giorgino, il mezzobusto del TG1 dalle orecchie alla Dumbo. Giorgino, era il classico esempio di persona derisa dalla vita e dagli studenti, sotto sotto consapevole della propria pochezza, che si faceva grande al momento dell’esame. Di colpo, la sua statura aumentava- doveva avere un rialzo nascosto sotto la cattedra-le orecchie sparavano meno dai lati della faccia ed i suoi occhi si tingevano di inaudita ferocia. I racconti sulle sue domande bastarde, fuorvianti, crudeli ed ambigue passavano di bocca in bocca nei corridoi come un nefasto presagio ed un infausto ammonimento. Il numero di studenti bocciati e costretti a rivederlo all’esame per svariate volte toccava  cifre astronomiche. Ho sentito di gente che ha pensato di lasciare la facoltà per “l’esame con Giorgino”, cose sentite solo a Giurisprudenza con quella mummia di Lipari!

Io non ho lasciato per colpa di Giorgino, se può consolarvi. Non so se consoli me. Ho lasciato per paura, per pigrizia, per codardia, certamente. Forse anche per un pizzico di lungimiranza. L’università italiana mi sembrava un gran carrozzone, un treno colorato e triste con la disoccupazione come capolinea. Un paese dei balocchi, ma a differenza di Pinocchio, avevo intuito l’avvicinarsi delle orecchie d’asino. Un modo divertente per procrastinare il più possibile il momento dell’impegno, dell’incontro con la triste realtà di un mondo del lavoro in cui non ci sarebbe stato posto per nuovi avvocati, fisici, economisti, ingegneri, medici, psicologi, letterati, archeologi. Figuriamoci per  gli “scienziati della comunicazione”, allevati a suon di canne e musica techno.

Ho mollato come ho mollato molte altre cose nella mia vita. All’improvviso, senza avvertire, senza salutare, senza ringraziare. Con il cuore gonfio di rabbia e presunzione. Convinta di liberarmi di un peso, mentre mi addossavo l’ennesimo fardello.

August192014
July202014
La vita, nella sua pura essenza, è la più eccelsa forma d’arte.

La vita, nella sua pura essenza, è la più eccelsa forma d’arte.

July182014
July142014

Se tu sapessi che cosa mi chiedo! Che domande mi faccio quando chiudo gli occhi. E Che risposte mi do….

July122014
July52014

la provincia Italiana, dalla Piombino della Lucchetti al sonnolento lago di Como.

Dagli anni ‘70 del PCI ai primi 2000 della caduta delle Torri Gemelle.

ed il mio viaggio continua….destinazione…Parigi!

May182014
May172014

il difficile comincia adesso

Il giorno dei funerali, la sera, quando tutto era finito, mio padre si avvicinò e mi disse

-è stato facile essere felici fin’ora, vero?

io non risposi. era uno di quei dialoghi con lui che non prevedevano che parlassi, dovevo limitarmi ad ascoltarlo

-fin’ora è stato facile, già- continuò, come a rispondersi da solo.

-la sfida comincia adesso sai? è da adesso in poi che diventa difficile-

guardava in basso. non avevo mai visto mio padre abbassare gli occhi. guardava giù,  parlava piano piano, sottovoce. tra una parola e l’altra passavano lunghi secondi di silenzio, riempiti dal rumore del tram in fondo al viale.

-sarà difficile sorridere ancora, trovare il bello nei momenti belli, bisognerà lottare ogni giorno perchè la sua mancanza non offuschi tutto. ogni giorno, d’ora in poi, penseremo a quanto era facile prima. 

poi mi guardò dritta negli occhi, come quando doveva darmi una punizione, quello sguardo dolce e severo allo stesso tempo. mi stava dando un’ordine.

-è con quella nostalgia che dovrai lottare. non devi far vincere, a nessun costo, l’idea che ormai è andata, che niente sarà più pulito, che nulla potrà più stupirti

-comincia adesso- concluse.

quella sfida l’ho persa papà, scusami.

per la prima volta, non ho fatto come dicevi tu.

perdonami.

May132014
Giostra ecosostenibile….

Giostra ecosostenibile….

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